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La Contea di Palena PDF Stampa E-mail
mercoledì 20 febbraio 2008

I nuovi baroni non furono da meno di quelli che li avevano preceduti. Continuarono ad opprimere dispoticamente sia i Comuni che i cittadini, anzi invasero perfino la libertà di questi ultimi di scegliersi i propri amministratori.
All’amministrazione dell’Università di Montenegro, coadiuvato da due “massari” e da cinque cittadini detti “del reggimento”, provvedeva, infatti, un Camerlengo che veniva scelto dal Conte tra una triade di persone liberamente elette, il 16 agosto, dalla popolazione. Questa, nel frattempo, era men che dimezzata. Antonio De Nino nel 1652 gli attribuisce non più di 300 abitanti, divisi in 54 fuochi, tra i quali un dottore, un giudice, un notaio (Tommaso de Leone), tre sarti e quindici addetti all’industria “dei panni di Tarantola” (A. De Nino, Palena, Letto Palena e Montenerodomo nel 1652).
Sempre allo stesso Conte spettava la nomina dell’arciprete della chiesa matrice e dell’abate dell’abbazia di Santa Maria del Palazzo, nei dintorni della quale, il 7 maggio, si svolgeva l’annuale fiera.
Nell’”apprezzo” della Contea di Palena del 1652, ripreso dal De Nino, vi è un’attenta descrizione di Montenerodomo, dei suoi abitanti e del clima. In esso si dice: “La Terra di Montenigro stà situata nella detta Provincia di Apruzzo Citra …La quale stà situata sopra una cima di monte di Pietra negra è murata intorno, e tiene due porte, una da Levante detta di S. Martino, et l’altra da mezzogiorno. L’abitationi sono bassi et camere sop. fabbricato di pietre vive coverte al generale di embrici, vengono divise da strade piccole longhe piane et pendinose inselicate di pietra viva…Le donne se esercitano a filare la lana et tessere panni, et altri esercitii di case, et altre alle campagne, dormono al meglio che si può…sono di buono aspetto, li uomini come le donne per essere il sito di aere sottile per stare eminente dalle fiumare, gode il sole da tutte le parti, viene ventilato da tutti i venti. L’inverno è orrido et l’estate è fresca, nella quale in tempo di neve vi risiede molto tempo…Per comodità delli detti abitanti sono acque fresche et sorgente a molte parte della Terra. Li territorii, seu. jurisd. di detta terra di Montenigro stendono cioè da Levante un miglio, et confina con lo territorio della Penna, Civita Luparella; da Mezzogiorno stende un miglio con territ. di Pizzo ferrato, da Ponente stende miglia due, et confina con lo territorio dello Lietto, Colledemacine, da Settentrione stende un miglio et confina con lo territorio Falosceto, Torricella, li quali terreni attorno la terra sono tutti pendinosi, da Levante sono vigne, orticelli di verdure, appressi sono terreni seminatori et colline, dalli quali pervengono vini bianchi…(Atti Antichi Demaniali tra il Regio Fisco, l’Università di Palena e il Monastero di Santa Chiara – Vol. II).
A Tommaso d’Aquino, che l’aveva acquistata nel 1656, subentrò nella signoria della Contea di Palena il figlio Giacomo ed a questi Francesco d’Aquino, principe di Caramanico, cui successe il figlio Tommaso Landolfo, che ne fu l’ultimo signore.
Intanto, nel governo del Regno, nel 1707, agli Spagnoli erano subentrati gli Austriaci e, nel 1738, a questi i Borboni, ma per la piccola Università di Montenerodomo le cose erano rimaste invariate. Oltre ai tributi dovuti alla Regia Tesoreria (focatico, testatico, ecc.), essa era tenuta al pagamento dei pesi feudali ai d’Aquino, che nel corso degli anni continuavano inesorabilmente a lievitare e ai quali faceva fronte con le proprie rendite (censi, erbaggi, diritto del forno, dell’osteria, della salumeria, ecc.) e, se insufficienti, con l’introduzione di nuove gabelle (imposte indirette sui consumi). Singolare era poi il Tributo pagato dall’Università “all’utile signore” per il mantenimento delle proprie favorite, che, inizialmente “una tantum”, divenne in seguito perpetuo a beneficio di quelle che avevano rimpiazzato le prime. Abuso per il quale il Principe di Caramanico fu condannato dalla Commissione feudale a restituire, all’Università di Montenerodomo, 4.804 ducati, indebitamente riscossi dal 1743, per 64 anni.

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 27 febbraio 2008 )
 
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