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Storia
Terra Montis Nigri de Homine PDF Stampa E-mail
martedì 26 febbraio 2008
ImageA 1165  metri s.l.m., nel cuore dell’Appennino abruzzese, su una rupe calcarea tra i torrenti San Giusto e San Leo, è situato Montenerodomo.

Dalla sommità del paese, volgendo lo sguardo a 360 gradi, si domina un paesaggio di una bellezza incommensurabile: “quando l’aria è limpida –scrive Benedetto Croce- illustre discendente di questo borgo- l’occhio scopre Chieti e le vele della marina adriatica, e perfino qualche lembo delle coste dalmatiche. A mezzogiorno (ossia “dalla parte del Sangro”) sono i monti Ferrari e la boscosa collina di Montedoro, con le vicine terre di Civitaluparella, di Pizzoferrato e, più in là, Quadri, Fallo e Borrello…. Tra occidente e settentrione, le sta innanzi il gran massiccio della Maiella, al quale la ricongiunge un suolo tutte onde e rigonfiature e poggi e colline, verdeggiante o biondeggiante per pascoli e seminati o nereggiante per selve, e qua e là brullo e sassoso…. Dall’alto si vedono, da quel lato (“dalla parte dell’Aventino”), Colledimacine e Lama dei Peligni a pie’ della Maiella, e, verso oriente, Civitella Messer Raimondo…e, prossimi sulle colline intermedie, Buonanotte…Fallascoso, Pennadomo e, più discosto, Bomba e la cima del Pallano” (B. Croce, Storia del Regno di Napoli).
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 27 febbraio 2008 )
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Montenero nel tempo: Il periodo Sannita PDF Stampa E-mail
martedì 26 febbraio 2008
ImageIn epoca protostorica, Montenerodomo era un “oppidum” (città fortificata) dei Carecini, tribù sannita discendente da popolazioni di stirpe ariana che, provenienti dall’Europa nord-orientale, arrivarono in Italia attorno al II millennio a. C. . Il gruppo di popoli che si stanziò nell’Italia centro-meridionale, a partire dall’VIII secolo a. C., venne identificato come popolazioni sabello-sannitiche. Essi, occupandone il territorio, si fusero con le popolazioni indigene assoggettate (gli Osci) dai quali acquisirono la lingua. Dediti principalmente alla pastorizia e alla caccia, i Sanniti praticavano il rito tribale del “ver sacrum” (la primavera sacra), probabilmente per mantenere inalterato l’equilibrio tra la popolazione e il territorio sfruttato, che consisteva, nel sacrificare, sopprimendola, ogni forma di vita nata nel periodo dedicato alle cerimonie lustrali. Col passare del tempo, questo macabro rituale venne sostituito da una diaspora coatta dei ventenni che, con pochi capi di bestiame, venivano allontanati dai propri villaggi e costretti in tal modo a colonizzare nuove terre. Fu probabilmente attraverso questa pratica che la tribù dei Carecini, così come quelle dei Pentri e dei Frentani, andò via via differenziandosi dal ceppo sannita acquisendo una propria individualità, sia nel nome che nei luoghi di stanziamento.
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 27 febbraio 2008 )
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I Secoli bui del Medio Evo: S. Maria del Palazzo PDF Stampa E-mail
domenica 24 febbraio 2008
ImageCon la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, la città, indifendibile dalle orde barbariche, venne abbandonata e, successivamente, predata e distrutta.

Le mura ciclopiche di Montenerodomo, adatte alla difesa di un abitato, accolsero nuovamente al suo interno la popolazione che le aveva abbandonate cinque secoli prima. 

Nei secoli bui questa parte dell’Abruzzo fu occupata prima dagli Ostrogoti, quindi dai Bizantini e, successivamente, dai Longobardi  e dai Franchi quando, compresa nel Contado teatino, fece parte dal 571 del Ducato di Benevento e dall’891 di quello di Spoleto.

La storia del nostro territorio in quest’epoca tormentata s’intreccia necessariamente con quella dei monasteri benedettini che rappresentarono allora l’unica parvenza di autorità e di governo locale.
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 27 febbraio 2008 )
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