Juvanum
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domenica 16 marzo 2008 |
In epoca protostorica il territorio di Montenerodomo era abitato dai Carecini, tribù sannita discendente da popolazioni di stirpe ariana che, provenienti dall’Europa nord-orientale, arrivarono in Italia attorno al II millennio a. C. . Caratteristica di questo popolo era quella di non formare grandi agglomerati urbani, ma di presidiare il territorio mediante piccoli e numerosi insediamenti sparsi nelle vallate e costruire, sulla sommità di alture e colline, recinti fortificati da imponenti mura (gli “oppida”) a controllo delle valli sottostanti e dei tracciati viari.
Il principale centro fortificato dei Carecini infernates (meridionali), l’unico che potesse anche contenere un abitato, era certamente quello di Montenerodomo. |
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 27 aprile 2011 )
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sabato 15 marzo 2008 |
 Via Orientale In direzione est è rinvenibile la strada più importante del sito archeologico: la Via Orientale.
Ben conservata per una lunghezza di circa 90 metri, larga 3 metri, quasi interamente ricoperta di basoli e delimitata lateralmente da marciapiedi (la “crepidine”), essa è sicuramente preesistente alla fondazione del “Municipio” e alla successiva costruzione del complesso monumentale sul pianoro che venne attuato nel rispetto dell’importante asse viario e, anzi, adattando ad esso la monumentalizzazione dell’area.
Infatti, a ben guardare, la Via Orientale, che ha un andamento sud-est nord-ovest, decorre molto distante dal Foro a sud (circa 15 metri), mentre vi è tangente a nord dove il lato orientale della Basilica fu costruito con dimensioni ridotte rispetto al lato opposto per non invadere l’importante arteria.
Quindi, prima ancora della costruzione del Foro, sul pianoro di Juvanum esistevano già due assi viari: uno che scendeva dalla collina (la già ricordata Via del Foro, almeno per il tratto a monte della fogna), l’altro, la Via Orientale, che, provenendo dalla sorgente di Santa Maria del Palazzo, lo attraversava conducendo fino alla zona della necropoli, situata a nord del pianoro. |
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 27 aprile 2011 )
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venerdì 14 marzo 2008 |
 Statua della Paura Comprese all’interno del Parco Archeologico, recentemente realizzato dalla Comunità Montana Medio-Sangro –Zona R- di Quadri, le rovine dell’antichissima città, con le pietre ingrigite dal tempo e aggredite dai licheni gialli, sempre battute dal vento, sono silenziose testimoni di otto secoli di storia che solo la paziente opera degli archeologi dell’Istituto di Archeologia e Storia Antica dell’Università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti, i quali dal 1980 curano gli scavi del sito di Juvanum, cerca di svelare riportando alla luce di anno in anno nuovi ambienti, il cui studio contribuisce a meglio conoscere questo centro sconosciuto, se si eccettua Plinio (Naturalis Historiae) e Tito Livio (Liber Coloniarum), alle fonti letterarie.
La visita di Juvanum, classificato dal Ministero dei Beni Ambientali area archeologica di interesse nazionale, è facilitata da pannelli descrittivi e sarà resa più interessante dall’imminente apertura del Museo Archeologico ubicato al primo piano della moderna struttura museale realizzata in prossimità dell’Acropoli.
 Santa Maria del Palazzo Destinato ad accogliere il materiale archeologico rinvenuto nell’intero territorio dei Carecini Infernates ( tra cui si annovera un elmo a calotta emisferica di tipo gallico dellaprima metà del III secolo a. C., una testa marmorea di fine I secolo a. C. e la togata e acefala “statua della paura”) il Museo Archeologico conserva attualmente nel suo antiquarium un sarcofago in pietra con coperchio a doppio spiovente, che reca sulla fronte un epitaffio inciso su nove righe. Il defunto era Marco Titatius Celer, un giovinetto di sedici anni, di rango equestre, amante della poesia; i dedicanti, invece, i suoi genitori Marco Titatius Rufus e Verania Severa. |
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 28 aprile 2011 )
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mercoledì 12 marzo 2008 |
 La Basilica Con l’avvento della “pax romana” il popolo carecino fu costretto ad abbandonare ed a smantellare i centri fortificati costruiti sulle alture, cosicchè dall’oppidum di Montenerodomo dovettero scenderne gli abitanti che, in un luogo più aperto e meno impervio, diedero vita all’abitato di Juvanum.
Il santuario sannitico, infatti, non venne smantellato, come invece successe altrove, anzi, nel pianoro sottostante, probabilmente già adibito in epoca precedente a fiere e mercati, vennero costruiti prima edifici utilitaristici e pubblici a servizio del territorio e della popolazione limitrofa, e, quindi, nel I secolo d. C., dopo l’elevazione del piccolo centro montano a “Municipio”, l’intera area fu trasformata con la costruzione del complesso monumentale le cui vestigia sono giunte fino ai nostri giorni.
E’ ignota la volontà politica che generò tanto fervore edilizio e, conseguentemente, l’impiego di ingenti mezzi finanziari. |
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 27 aprile 2011 )
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martedì 26 febbraio 2008 |
Era una grande piazza rettangolare lunga m. 62 e larga 27,50, interamente circondata da un portico colonnato, più largo a nord, dove fungeva da atrio della Basilica, (le colonne, in numero di 8 sul lato corto e 18 su quello lungo, erano cilindriche se laterali ed ellittiche se angolari ), adorna di statue e completamente lastricata con basoli calcarei.  Il Foro Sulle tre file centrali campeggiava la grande iscrizione pavimentale, a ricordo del magistrato che aveva finanziato la pavimentazione della piazza. Ben visibile provenendo da sud, l’iscrizione era composta da lettere bronzee alloggiate in incavi e fori praticati nei basoli.
Il Foro era il centro della vita amministrativa ed economica del Municipio, dove si teneva il mercato e dove si svolgevano le pubbliche adunanze.
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 28 aprile 2011 )
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